ALESSANDRA
V A G H I
Critics
Emozioni d'Arte
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di Cosimo Strazzeri
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Alessandra Vaghi è nata a Carate Brianza e attualmente vive a Casatenovo in provincia di Lecco. Dopo aver accumulato esperienze lavorative in altri campi, nel 2019 ha iniziato la propria carriera artistica, dedicandosi in maniera professionale alla pittura figurativa, alla quale è giunta tramite l'attento e paziente studio delle opere del Caravaggio, noto per il suo stile di pittura realistico, che sottolineava gli aspetti emotivi e drammatici dei suoi soggetti, ma soprattutto per la tecnica del chiaroscuro, consistente nell'uso di forti contrasti tra luce e oscurità per creare un senso di profondità e mettere in rilievo alcuni elementi dell'opera facendoli emergere dal buio. In tal senso, Alessandra Vaghi si muove nell'ambito di una corrente figurativa, italiana ed europea, che recupera il vigore espressivo della grande pittura barocca, cercando di adattare le sue tecniche e le sue modalità espressive ad una sensibilità contemporanea. Nel caso dell'artista lombarda, le tematiche prevalenti sono tratte da fonti letterarie, in particolar modo il Paradiso Perduto di John Milton e l'Edda di Snorri Sturluson, poema epico appartenente alla mitologia norrena di origine islandese. Non mancano, tuttavia, in altre opere, riferimenti alla tradizione figurativa cristiana e alla mitologia classica. Dalle opere di Alessandra Vaghi, inoltre, emerge un approfondito studio dell'anatomia umana, con l'ammirazione, di derivazione assolutamente rinascimentale, per il corpo, considerato la massima espressione dell'armonia tra materia e spirito.
A partire dal 2020 l'artista ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, in particolare a Milano, Lecco e Andria, e ha tenuto una mostra personale a Lecco nel 2023, ottenendo positivi giudizi di critica e pubblico. Di lei si è parlato in numerosi cataloghi di mostre d'arte.
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Le prime due opere presentate in questa mostra sono ispirate alla mitologia norrena. Nella prima, "The death of Balder", si fa riferimento all'omonimo figlio di Odino, che era considerato la divinità della benevolenza. Nonostante fosse bellissimo e amato da tutti per le sue straordinarie qualità, Balder era angosciato da oscuri presagi di morte, che preoccuparono non poco il padre. Deciso a scongiurare l'atroce destino del figlio, egli si recò nel mondo dei morti, dove apprese che tutto era pronto per accoglierlo. Nel tentativo di imperdire la sua morte, la madre di Balder radunò tutti gli esseri esistenti in natura, ai quali impose di giurare che mai avrebbero recato danno a Balder. Purtroppo il vischio, una piantina giovane e inoffensiva, non venne interpellato e proprio di questo materiale era costruita la freccia che il fratello cieco di Balder, Hodr, fu istigato dal demone Loki a lanciare per gioco contro di lui, divenuto praticamente invulnerabile, causandone la morte. Nell'opera è proprio rappresentato il momento in cui Hodr, dopo aver scagliato il dardo, si rende conto di aver trafitto il fratello: china il capo e l'espressione del suo viso è contratta in una smorfia di dolore; ha ancora l'arco in mano e ai suoi piedi ci sono alcune piantine di vischio, dipinte dall'artista con un accurato miniaturismo fiammingo. Il corpo atletico e muscoloso di Hodr, che occupa quasi tutta la superficie del quadro, di cui costituisce il centro dal punto di vista strutturale e tematico, fornisce l'occasione ad Alessandra Vaghi per compiere il consueto esercizio di rappresentazione anatomica, eseguita con l'abituale maestria tecnica. Sospeso tra una terra brulla, che in alto riceve un notevole slancio verticale dalla presenza di una singolare costruzione architettonica, e un cielo dal colore rosso sangue, il fratello di Balder appare fissato in una tragica condizione esistenziale, che viene amplificata dal consueto uso del chiaroscuro caravaggesco.
Il protagonista della seconda opera ispirata al ciclo norreno è proprio Loki, il figlio del Caos, il cui unico scopo è portare il disordine nell'universo. Chiamato originariamente da Odino a vivere nella città di Asgard, egli non fu però accolto benevolmente dal concesso degli Dei appunto a causa della sua natura demoniaca. In "Damned Human Nature", il demone grida al cielo la sua angoscia, il suo odio verso Odino che gli aveva promesso protezione in cambio del suo aiuto; pentito di aver accettato l'alleanza con il Padre degli Dei, cosa che non gli portò niente di buono, in un momento di solitudine Loki esplode in un grido di rabbia, ritto su uno scoglio, di fronte al mare in tempesta, mentre nel cielo plumbeo si apre uno squarcio di luce. Nella mano destra tiene un sasso, che ha intenzione di scagliare con violenza verso Odino, che gli aveva promesso protezione. Sul suo corpo compaiono delle ferite, in prossimità della cistifellea e del ventricolo destro, dove hanno rispettivamente sede la Bile Gialla e il Sangue, fluidi che caratterizzano il suo carattere vizioso, volubile e predisposto al disordine emotivo e mentale, testimoniato dalla presenza in basso a sinistra di un bicchiere di vino rosso rovesciato, che appare infranto sullo scoglio. Si tratta di un'opera dalla vigorosa violenza espressiva, che ricorda la temperie spirituale dello Sturm und Drang o del primo Romanticismo, in cui talvolta si tendeva ad esaltare il ribellismo luciferino, considerato momento di esaltazione della libertà spirituale.
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La terza opera, invece, "Flight of Icarus", si rifà alla mitologia greca, in particolare al mito di Icaro, il figlio dell'artigiano ateniese Dedalo che, per fuggire dal labirinto in cui era stato rinchiuso da Minosse, re di Creta, costruì per sè e per lui delle ali, utilizzando cera e piume. Prima di levarsi in volo, però, Dedalo raccomandò al figlio di non volare nè troppo in basso, nè troppo in alto, per evitare che gli spruzzidi acqua di mare appesantissero le ali o il calore del sole le sciogliesse. Ma Icaro, preso dall'entusiasmo, non ascoltò i consigli paterni e volò troppo in alto, cosicchè la cera che teneva unite le piume si sciolse ed egli precipitò in mare, perdendo la vita. L'artista. però, ci presenta una rivisitazione in chiave contemporanea del mito: Icaro è un giovane vestito con Jeans e una maglietta dei Led Zeppelin, ed è paragonato ad una falena che si avvicina troppo alla lampada e verrà ustionata entrando a contatto con la sua superficie rovente. La figura del giovane emerge progressivamente dal buio grazie alla fonte di luce, cui ormai è prossimo: sullo sfondo, avvolti quasi completamente dalle tenebre, vediamo: in basso, a sinistra, l'isola di Creta, con il labirinto da cui Icaro fugge insieme al padre; in mezzo il mare, nel quale rovinosamente precipita; sulla destra, il Tempio di Apollo, che Dedalo costruì in Sicilia in memoria del figlio caduto. Quest'opera, quindi, più che essere una banale e sconsueta rievocazione mitologica, assume il significato di una riflessione sul destino di tante giovani vite stroncate prematuramente dall'incoscienza o, forse, dal desiderio di sperimentare fino all'estremo la loro sete di conoscenza.
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Suggestioni d'autore
"Armonie e Dissonanze"
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di Cosimo Strazzeri
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Alessandra Vaghi è nata a Carate Brianza e attualmente vive a Casatenovo in provincia di Lecco. Dopo aver accumulato esperienze lavorative in altri campi, nel 2019 ha iniziato la propria carriera artistica, dedicandosi in maniera professionale alla pittura figurativa, alla quale è giunta tramite l'attento e paziente studio delle opere del Caravaggio, noto per il suo stile di pittura realistico, che sottolineava gli aspetti emotivi e drammatici dei suoi soggetti, ma soprattutto per la tecnica del chiaroscuro, consistente nell'uso di forti contrasti tra luce e oscurità per creare un senso di profondità e mettere in rilievo alcuni elementi dell'opera facendoli emergere dal buio. In tal senso, Alessandra Vaghi si muove nell'ambito di una corrente figurativa, italiana ed europea, che recupera il vigore espressivo della grande pittura barocca, cercando di adattare le sue tecniche e le sue modalità espressive ad una sensibilità contemporanea. Nel caso dell'artista lombarda, le tematiche prevalenti sono tratte da fonti letterarie, in particolar modo il Paradiso Perduto di John Milton e l'Edda di Snorri Sturluson, poema epico appartenente alla mitologia norrena di origine islandese. Non mancano, tuttavia, in altre opere, riferimenti alla tradizione figurativa cristiana. Dalle opere di Alessandra Vaghi, inoltre, emerge un approfondito studio dell'anatomia umana, con l'ammirazione, di derivazione assolutamente rinascimentale, per il corpo, considerato la massima espressione dell'armonia tra materia e spirito.
A partire dal 2020 l'artista ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, ottenendo positivi giudizi di critica e pubblico.
Le prime due opere presentate in questa mostra sono ispirate al Paradiso Perduto di John Milton (1608-1674), poeta, filosofo, saggista e teologo inglese, che in questo poema in versi sciolti, composto da dodici libri, tratta in particolar modo la vicenda di Satana, punito da Dio per la sua arrogante malvagità, e del peccato originale di Adamo ed Eva, causa della loro cacciata dall'Eden. Il dipinto "Mons Diaboli", come ci informa direttamente l'artista, è stato realizzato in occasione della mostra collettiva del novembre 2023 avente come tematica "La Montagna". La montagna ritratta in quest'opera è una roccia rovesciata che, invece di ergersi verso l'alto, si curva verso il basso, ricordando la forma di un imbuto, e quindi la voragine aperta dall'impatto tra Lucifero e la Terra nel momento in cui questi fu precipitato dal Cielo per aver osato porsi al di sopra del suo Creatore, secondo quanto raccontato da Dante Alighieri nella Commedia. E in effetti il corpo di Lucifero è plasticamente raffigurato mentre, già incastrato nella roccia rovente, cerca di proteggersi dalle pietre che precipitano su di lui in conseguenza della sua caduta. L'opera "Et tenebris fuit", invece ci mostra Lucifero disteso per terra, dopo la sua rovinosa caduta. Come ci suggerisce l'artista stessa, "egli è raffigurato nel primo istante in cui si rende conto di ciò che è appena accaduto, mentre cerca di orientarsi in quelle tenebre prima di allora sconosciute, confuso, ma con un crescente senso di rabbia e odio eterno che traspaiono dagli occhi". A questo proposito vengono citati alcuni versi del Paradiso Perduto:
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"Per quanto è dato agli angeli distendere lo sguardo,
egli subito osserva quell’aspro e pauroso e desolato luogo,
quella prigione orribile e attorno fiammeggiante
come una grande fornace, e tuttavia da quelle
fiamme nessuna luce, ma un buio trasparente, una tenebra
nella quale si scorgono visioni di sventura,
regioni di dolore e ombre d’angoscia, e il riposo e la pace
non vi si troveranno, né mai quella speranza che ogni cosa
solitamente penetra; e solo una tortura senza fine
urge perenne, e un diluvio di fiamme nutrito
di zolfo sempre ardente, mai consunto: tale è il luogo
che la Giustizia Eterna aveva preparato
per quei ribelli"
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In effetti, il dipinto traspone fedelmente in immagini la descrizione in versi di John Milton: il corpo di Lucifero, rappresentato anche questa volta con monumentale plasticità, emerge dalle fitte tenebre che fanno da sfondo, eccettuato un bagliore rossastro alle sue spalle: il suo sguardo esprime terrore, mentre il suo braccio sinistro è in stato di inerte abbandono. La forza titanica che caratterizzava nel dipinto precedente il suo corpo, ritto e ancora reattivo, adesso è svanita. L'immagine che attraversa orizzontalmente il quadro non è più quella di un ribelle, ma di uno sconfitto.
Alla mitologia norrena invece, appartiene la terza opera esposta in questa mostra, "Before the Ragnarock", il cui titolo allude alla catastrofe di tipo apocalittico di cui si parla nella Voluspà, uno dei libri dell'Edda poetica. Il primo segnale che preannuncia questo terribile evento è la morte del figlio di Odino, Balder, a opera di Loki, il quale, in seguito a questo delitto viene catturato e portato insieme ai due figli in una caverna molto profonda, dove avverranno dei sanguinosi e tragici avvenimenti.
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Tracce Corporee
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di Alisia Viola
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Alessandra Vaghi dipinge la natura umana attraverso un linguaggio posto al confine tra antico e moderno.
Sono evidenti i riferimenti alla mitologia e alla letteratura classica, attraverso una lettura realistica e simbolica. Vi sono chiari richiami alla pittura caravaggesca tramite l’uso dei chiaroscuri e una particolare attenzione verso l’anatomia. Il corpo viene inteso come principio da cui tutto ha origine e come linguaggio universale. Tutto nasce dall'idea dell’uomo Vitruviano.
Le opere vogliono sottolineare il rapporto inscindibile, armonico e proporzionale tra Uomo, Terra e Natura. Quest’ultima assume una valenza estremamente simbolica.
Oltre ai paesaggi, sono inseriti elementi urbani.
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L’uomo nasce dalla Terra, creatrice di tutte le cose, tuttavia anch'egli è in continua ricerca di creazione, immettendo nel mondo elementi antropici e artificiali, che si confondono con l’ambiente stesso, donando così una visione equilibrata ed omogenea.
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Alessandra ha una pennellata di quelle antiche con velature che raccontano i miti greci misti alla sua vita con un condensato di classico e moderno, come in quei vecchi cari tempi dove gli artisti studiavano la composizione del quadro e dei personaggi nel buon vecchio modo.